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Il sogno americano da student-athlete

“I problemi non finiscono mai, ma neanche le soluzioni.”
Paulo Coelho

Gli anni trascorsi negli Stati Uniti sono stati una palestra di vita, dentro e fuori dal campo.
La lezione più grande non fu tecnica né tattica, ma umana: imparare a convivere, allenarmi e condividere ogni giorno con persone profondamente diverse da me — e ancora più diverse tra loro.
Cultura, valori, abitudini, persino modi di vivere la pallavolo: tutto era nuovo, e in questa diversità ho trovato un valore inestimabile.

Come student-athlete della George Mason University (GMU) in Virginia, ho vissuto quattro anni intensi in una squadra internazionale con compagne provenienti da Canada, Brasile, Portorico, Scozia, Serbia e Montenegro, Trinidad e Tobago, Australia, Argentina e da oltre dieci stati americani.
Un vero mosaico di accenti, caratteri e sogni che, insieme, formavano una squadra.

Freshman Year (2001–2002)

Il primo anno fu il più duro. Non capivo gli allenatori, i professori — a volte neppure i cassieri del supermercato. Ma col tempo, gli shock si trasformarono in abitudini, e il dormitorio diventò “casa”.

Poi arrivarono i momenti che non si dimenticano:

  • 11 settembre 2001: il Pentagono fu colpito, a soli 20 minuti dal campus. Ricordo ancora la voce di mio padre al telefono, preoccupato, mentre io ero in aula alle 7:30 del mattino.
  • Novembre 2001: l’Argentina dichiarò il default economico. Improvvisamente, la mia famiglia si trovò in difficoltà e dovetti imparare ad arrangiarmi, tra burocrazia americana e spese universitarie non coperte dalla borsa di studio.
  • E infine, un infortunio: una frattura al metacarpo della mano sinistra che mi tolse la possibilità di giocare la finale di conference.

Nonostante tutto, chiusi l’anno con risultati accademici eccellenti, tante nuove amicizie e i primi riconoscimenti sportivi.

Risultati di squadra

  • Colonial Athletic Association Regular Season – 🥇 1° posto
  • Colonial Athletic Association Tournament – 🥈 2° posto

Riconoscimenti individuali
CAA Co-Rookie of the Year · AVCA All-East Region Team · AVCA East Region Freshman of the Year · All-CAA Second Team · All-Virginia Second Team (VaSID) · CAA All-Tournament Team

Sophomore Year (2002–2003)

Il secondo anno fu quello dell’assestamento. L’estate precedente avevo lavorato in America per pagarmi un computer e coprire le spese personali. Iniziai a lavorare anche nella sala pesi del college, all’alba, così da studiare nelle ore tranquille.

Le lezioni si fecero più difficili, ma la motivazione cresceva.
Diventai tutor di matematica e ingegneria per gli studenti dei corsi che avevo superato con il massimo dei voti — la mia prima vera esperienza di insegnamento.

Sportivamente fu un anno straordinario: vincemmo la nostra Conference e ci qualificammo per le Finali Nazionali NCAA.

Risultati di squadra

  • Colonial Athletic Association Regular Season – 🥇 1° posto
  • Colonial Athletic Association Tournament – 🥇 1° posto

Riconoscimenti individuali
CAA Setter of the Year · All-CAA First Team · AVCA All-East Region Team · All-Virginia Second Team (VaSID)

Junior Year (2003–2004)

Metà percorso. Le giornate erano piene: più di 20 ore di allenamento, altrettante di lavoro e studio. Ma quella fiamma interiore mi diceva che ne valeva la pena.
Non mancavano i momenti belli: nuove amicizie, come quella con Mary, la mia coinquilina australiana, e l’equilibrio trovato tra impegno e libertà.

La stagione sportiva partì in salita: un forte infortunio alla schiena e l’entrata di varie atlete giovani, ci misero alla prova. Ma la squadra reagì: vincemmo di nuovo la Conference e conquistammo un posto tra le migliori 64 della NCAA Division I.

Risultati di squadra

  • Regular Season – 🥈 2° posto
  • Tournament – 🥇 1° posto

Riconoscimenti individuali
All-CAA Second Team · All-Virginia Second Team (VaSID) · CAA All-Tournament Team

Quell’anno iniziò anche un nuovo capitolo: le lezioni private di pallavolo a ragazze delle scuole superiori.
Insegnare mi appassionava e mi dava soddisfazione. Fu così che conobbi Chantal e la sua famiglia, gli Stergars, che da allora sono diventati la mia “famiglia americana”.

In quello stesso periodo nacque anche un’altra amicizia speciale, quella con Damaris Bonilla, la mia “più grande” amica, con la quale avrei condiviso tantissimi momenti bellissimi, tra viaggi e tempo in famiglia.

Senior Year (2004–2005)

L’ultimo anno da student-athlete. Capitano della squadra per il terzo anno consecutivo, decisi di dare tutto.
Tra le vittorie più memorabili, quella contro la Florida State University (FSU), in casa loro — un traguardo che portò anche un incontro speciale: Rita Crockett, ex campionessa olimpica, mi propose di provare a diventare giocatrice professionista.

Risultati di squadra

  • Regular Season – 4° posto
  • Tournament – semifinale

Riconoscimenti individuali
CAA Co-Setter of the Year · All-CAA First Team · All-Virginia First Team · AVCA All-East Region Honorable Mention · Broadside Female Athlete of the Year

Accademicamente, non fu meno impegnativo. Per completare il percorso con serenità, la mia coach Pat Kendrick mi offrì la posizione di Student-Assistant, permettendomi di proseguire gli studi con una borsa di studio totale.

Super Senior (2005–2006)

Un quinto anno “fuori programma”, ma pienamente mio.
Finalmente avevo una stanza tutta per me — dopo quattro anni di condivisione forzata — e una nuova consapevolezza.

Quell’anno ricevetti il premio come Outstanding Undergraduate Student della Volgenau School of Engineering, fui eletta Presidente della Systems Engineering Society (GMU-SES) e contribuì a rendere il chapter parte ufficiale di INCOSE-WMA.

Il progetto finale del mio corso, UCAS (Unmanned Collision-Avoidance System) per la MITRE Corporation, vinse due competizioni universitarie (University of Virginia e West Point).

A maggio 2006 mi laureai in Ingegneria dei Sistemi con lode.
Era tempo di scegliere la prossima direzione: continuare a studiare, lavorare, giocare a pallavolo…
o costruire un cammino che tenesse insieme tutte queste passioni.