Gli anni trascorsi negli Stati Uniti sono stati una palestra di vita, dentro e fuori dal campo.
La lezione più grande non fu tecnica né tattica, ma umana: imparare a convivere, allenarmi e condividere ogni giorno con persone profondamente diverse da me — e ancora più diverse tra loro.
Cultura, valori, abitudini, persino modi di vivere la pallavolo: tutto era nuovo, e in questa diversità ho trovato un valore inestimabile.
Come student-athlete della George Mason University (GMU) in Virginia, ho vissuto quattro anni intensi in una squadra internazionale con compagne provenienti da Canada, Brasile, Portorico, Scozia, Serbia e Montenegro, Trinidad e Tobago, Australia, Argentina e da oltre dieci stati americani.
Un vero mosaico di accenti, caratteri e sogni che, insieme, formavano una squadra.























































































