Periodo di sospensione dalle normali attività lavorative o di studio, destinato al riposo, allo svago, ai viaggi.
Più o meno, questa è l’idea che abbiamo tutti di una vacanza.
Riposo. Svago. Tempo libero.
Poi diventi mamma.
E soprattutto diventi mamma di bambini ancora piccoli, che hanno bisogno di te praticamente per tutto il giorno.
E improvvisamente il concetto di vacanza assume un significato un po’ diverso.
Perché puoi essere al mare, in montagna, in un posto bellissimo. Puoi fare il bagno, andare a cena fuori, organizzare escursioni, vedere posti nuovi e fare tutte quelle cose che durante l’anno non riesci a fare.
E sì, tecnicamente sei in vacanza.
Ma riposarti… è un’altra cosa. 😅
Le giornate continuano a essere scandite da orari, pasti, richieste, litigi da gestire, cose da organizzare, bambini da intrattenere, programmi da inventare e quel costante tentativo di trovare qualcosa che possa piacere a tutti.
Solo che invece di farlo nella routine di casa, lo fai magari davanti al mare.
E così, tra il nonno che conquista la Kamchatka e un film a cartoni animati scelto dopo una trattativa diplomatica, passano anche le mattinate e le serate.
Vacanze, appunto. 😂
Cambiare scenario non significa necessariamente staccare
Credo che una delle cose che sto imparando in questa fase della mia vita sia proprio questa.
Per molto tempo ho associato automaticamente la parola vacanza al concetto di riposo.
Ma forse non sono la stessa cosa.
Una vacanza può interrompere la routine, portarci in un posto diverso, regalarci più tempo con le persone che amiamo e permetterci di fare esperienze che durante l’anno non riusciamo a fare.
E tutto questo ha un enorme valore.
Ma non significa necessariamente riposarsi.
Perché se le responsabilità vengono con te, cambia il luogo ma non sempre cambia il carico.
E credo che tante mamme sappiano esattamente di cosa sto parlando.
Non perché stare con i propri figli sia un peso — tutt’altro — ma perché occuparsi di qualcuno richiede attenzione, organizzazione ed energia.
Anche quando lo fai in costume da bagno.
E poi c’è il lavoro
Nel mio caso c’è anche un altro piccolo dettaglio.
Lavoro in modo indipendente.
E chi lavora in proprio sa che spesso la vacanza non coincide esattamente con il momento in cui smetti di lavorare.
Il telefono continua a suonare.
Le mail continuano ad arrivare.
Ci sono problemi da risolvere, persone a cui rispondere e progetti che non possono aspettare semplicemente perché tu hai deciso di andare qualche giorno al mare.
Così finisci per incastrare il lavoro tra una colazione, una giornata in spiaggia, un bambino che ti chiama e una lavatrice da fare.
E forse è proprio questa la parte più difficile: non essere mai completamente in un posto solo.
Quando lavori pensi che dovresti essere con i bambini.
Quando sei con i bambini ti ricordi della mail a cui non hai risposto.
Quando finalmente sembrano tutti sistemati pensi che, forse, potresti concederti mezz’ora per te.
Poi qualcuno grida:
“Mamma!”
E la mezz’ora finisce prima ancora di essere cominciata.
E quell’ora che provo a tenere per me
Però una cosa, anche in vacanza, cerco quasi sempre di difenderla.
Dopo docce, capelli, vestiti da sistemare, borse da svuotare e tutto il resto del rituale post-mare, quell’ora per uscire a camminare e ascoltare un po’ di musica, alla fine, riesco quasi sempre a trovarla.
E, diciamolo, è anche il momento in cui i bambini si godono la loro meritatissima ora di videogiochi.
Perché va bene il mare, i giochi, le passeggiate, Risiko e il tempo passato insieme, ma immaginare una vacanza con bambini nel 2026 completamente senza schermi sarebbe, almeno a casa nostra, poco realistico. 😅
Così loro staccano a modo loro e io stacco a modo mio.
Io cammino, ascolto la mia musica e per un po’ non devo organizzare un’attività, rispondere a una domanda o trovare qualcosa che vada bene per tutti.
Certo, c’è un piccolo paradosso:
anche il momento in cui non voglio organizzare niente… devo organizzarlo.
Chi rimane con i bambini? A che ora esco? Abbiamo finito le docce? A che ora si cena?
Persino la spontaneità, durante le vacanze con i bambini, richiede una discreta pianificazione. 😅
Ma quell’ora, quando riesco a prendermela, vale parecchio.
Forse dovremmo cambiare la definizione
Alla fine di queste vacanze mi sono ritrovata quindi a pensare che forse, in questa fase della mia vita, le vacanze non sono esattamente vacanze.
Sono giorni diversi.
Sono tempo passato insieme.
Sono ricordi che probabilmente tra qualche anno guarderò con nostalgia.
Sono bagni al mare, passeggiate, gelati, cene fuori, partite interminabili a Risiko e giornate che rompono la routine dell’anno.
E non vorrei rinunciare a tutto questo.
Forse devo semplicemente smettere di aspettarmi che tutto questo significhi necessariamente anche riposarmi.
Perché se per vacanza intendiamo staccare, riposarsi e non avere responsabilità per qualche giorno, allora no.
Non credo di essere stata in vacanza.
Ho semplicemente fatto più o meno lo stesso lavoro di sempre, respirando un po’ più di brezza marina.
Io probabilmente tornerò a casa stanca come prima.
I bambini, però, hanno fatto il pieno di iodio per l’inverno.
E in fondo, da qualche parte, qualcuno ci aveva promesso che era questo l’importante. 😂
